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Imbarcazione tipica algherese per la pesca delle aragoste con l’uso delle nasse.

La Spagnoletta, nasce ad Alghero nel 1920 ad opera del maestro d’ascia Giuseppino Feniello.

In quei tempi ad Alghero era molto sviluppata la pesca delle aragoste. Questo tipo di pesca era esercitata soprattutto a Nordovest della Sardegna dai pescatori di Alghero che avevano il predominio di questi mari, predominio ereditato soprattutto dalla conoscenza delle coste e dei fondali e dalla esperienza derivata dalla secolare attività della pesca del corallo. Per la pesca delle aragoste venivano usati due tipi di armamenti: le reti da posta e le nasse, infatti anche i pescatori algheresi erano divisi in due categorie, "i rezzaioli" e i "nassaioli".

Le imbarcazioni che i pescatori usavano per la pesca delle aragoste fino ai primi del 900, erano i "gozzi ", queste imbarcazioni erano molto robuste e affidabili, e venivano condotte con molta maestria dalla grande abilità nel manovrare la vela latina di cui erano munite, e dall’uso dei remi.

Ad Alghero, anche grazie ad un commerciante di Ciutadella, graziosa cittadina a Nord Ovest di Minorca nelle Isole Baleari, l’illustre Don Gabriel Arquimbao, che con il suo veliero chiamato "El Balear" era spesso ospite della cittadina catalana per i suoi commerci , si sviluppò, oltre che la pesca in maniera quasi industriale, anche un commercio delle aragoste che da Alghero partivano per la Spagna e la Francia a bordo dei velieri vivaio. Una piccola imbarcazione che veniva usata dall’ Arquimbao per il trasbordo delle aragoste dalla banchina al veliero, veniva notata dai pescatori locali che ne intravedevano nel suo veleggiare delle doti boliniere superiori ai gozzi locali. Il maestro d’ascia Giuseppino Feniello, già allora molto conosciuto anche fuori le mura cittadine per la sua abilità nel costruire imbarcazioni da pesca, veniva convocato da alcuni armatori locali che gli proposero la costruzione di alcune imbarcazioni con caratteristiche simili a quella dello "spagnolo". Il maestro d’ascia Feniello da quel momento, dopo aver rilevato le linee d’acqua del piccolo gozzo spagnolo, incominciò a riprodurle. La richiesta di questa nuova imbarcazione fu subito un grande successo, specialmente tra i "nassaioli" che ne apprezzarono le doti nella navigazione a vela , e a cui venne dato il nome di "spagnoletta" per le sue origini.

La spagnoletta non ebbe invece molto successo tra i "rezzaioli" che continuarono a privilegiare i gozzi, più piatti e capienti per meglio poter ospitare le attrezzature retiere, di peso molto superiore alle nasse.

Con l’avvento della spagnoletta i pescatori algheresi allargarono il loro raggio d’azione, arrivando ad operare oltre l’Isola di Maldiventre a Sud e l’Asinara a Nord.

Spagnoletta costruita da Vittorio Cacciotto nel 2005 vista laterale

La produzione delle spagnolette proseguì sino all’inizio della seconda guerra mondiale. Si calcola che ne furono costruite circa un centinaio, per mano del maestro Feniello e di altri maestri calafati algheresi, tra cui Palomba e Caria. Alcune di queste costruzioni presero la via della Corsica, della Liguria.

In Sardegna è facile ancora oggi vedere delle spagnolette ormeggiate nei vari porti: Olbia; Golfo Aranci; Castelsardo; Bosa; Stintino e Carloforte. Ad Alghero ne esistono ancora più di 20 tra restaurate , nuove e vecchie.

La spagnoletta si fa notare oltre che per la sua grazia, anche per la stellatura dello scafo, che da all’imbarcazione un acchigliamento più pronunciato, dal suo dritto di prua verticale che ne aumenta la lunghezza al galleggiamento e quindi la velocità potenziale. Le dimensioni delle spagnolette venivano misurate in palmi (25 cm) e le più richieste andavano dai 23 ai 30 palmi. L’armamento era quello classico della vela latina con in dotazione due paia di remi.

L’imbarcazione veniva dotata al momento della costruzione di un vivaio per il mantenimento dei crostacei vivi, oltre che di alcune specie di pesci tra cui (murene, tanute, capponi ecc.). Il vivaio era situato da centro barca verso poppa, precisamente tra i due banchi centrali di voga. Il ponte di prua interamente copertato, era accessoriato dal "travant" e dal "monagu" al cui veniva fissato il bompresso.

La spagnoletta, oltre che essere dotata di un capiente pozzetto a poppa, poteva all’occorrenza essere tutta copertata, con l’ausilio dei boccaporti, che posizionati da prua a poppa, poggiando sopra le "mastre" posizionate longitudinalmente, che a loro volta dividevano lo spazio centrale dai corridoi laterali e chiudevano a poppa con un piccolo ponte per la seduta del timoniere.

Dal dopo guerra, l’adozione del motore ha determinato la cessazione di questo tipo di imbarcazione nata per la vela.

Attualmente le regate di tradizione dove la velocità è fattore determinante hanno riproposto la costruzione di nuove spagnolette. Sono state restaurate e vengono attualmente utilizzate una decina di spagnolette datate dal 1928 al 1956. Un allievo del maestro Feniello , Vittorio Cacciotto continua la tradizione costruendo nuove spagnolette presso i Cantieri Navali Algheresi.

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Restauro della spagnoletta Antonietta costruita da Giuseppino Feniello nel 1938
“Liberata” costruita da Giuseppino Feniello nel 1936; particolare del dritto di prua
Impostazione della nuova spagnoletta costruita da Vittorio Cacciotto nel 2005
Spagnoletta costruita da Vittorio Cacciotto nel 2005 particolare della coperta
Spagnoletta "Maddalenetta" costruita da Vittorio Cacciotto nel 2004